

Olivia è una giovane stilista proveniente da una piccola città del Sud Italia, cresciuta tra ago e filo in una famiglia con tre generazioni di tradizione sartoriale.
Fidanzata e profondamente legata alle proprie radici, decide di lasciare tutto per trasferirsi a Londra e studiare in una delle più prestigiose università di moda al mondo.
In una città affascinante ma inizialmente ostile, Olivia fatica a trovare il proprio equilibrio, finché non incontra Nina Clark, designer affermata e docente carismatica, nota per il suo impegno nella moda inclusiva e sostenibile.
Tra le due nasce un rapporto di stima che presto si trasforma in qualcosa di più profondo. Olivia resta colpita dalla forza e dalla libertà di Nina, mentre Nina, solitamente rigorosa e distante, si lascia sorprendere dalla spontaneità e dalla sensibilità della giovane.
Un evento traumatico le avvicina ulteriormente, creando un legame intenso. La passione condivisa per una moda diventa un terreno comune dove i loro sentimenti crescono, mettendo però Nina di fronte a un conflitto etico che la spinge a mantenere le distanze.
Quando finalmente entrambe sembrano pronte ad affrontare ciò che provano, il destino interviene ancora. Problemi familiari costringono Olivia a tornare in Italia e la distanza diventa una nuova sfida, insieme alle paure e alle incertezze mai espresse.
Questo e non solo è A YEAR IN LONDON di Flaminia Graziadei, in uscita al cinema il 14 aprile con Nina Pons e Melanie Liburd. Si tratta di un film attuale che intreccia moda, identità e sentimenti in una narrazione profondamente umana.
La regista ha raccontato: «Questa storia mi sta particolarmente a cuore perché riunisce diverse fasi della mia vita insieme a quelle delle persone che ho incontrato nel corso degli anni. Abbiamo tutti vissuto momenti come quelli di Olivia, che intraprende un viaggio di scoperta e affermazione di sé.
Allo stesso modo, siamo stati tutti Nina, che trova il vero amore in luoghi inaspettati, nonostante le differenze di età e di status sociale.
Vedo questa storia come un ponte metaforico che collega nazioni, culture e lingue che possono apparire profondamente diverse, ma anche come un esempio di coraggio e impegno da parte delle protagoniste nella missione di rendere l’industria della moda più sostenibile e inclusiva, indipendentemente da genere, età, taglia o disabilità.
Per questo motivo abbiamo utilizzato collezioni create appositamente o adattate per il film da giovani designer».




































