

Una piccola comunità di scienziati italiani lavora sotto la guida del capomissione Fulvio Cadorna, impegnata a esplorare i grandi interrogativi sul futuro della specie umana.
L’arrivo dell’ultima recluta, Maria Medri, brillante e testarda scienziata soprannominata “la delfina” di Cadorna, sconvolge l’equilibrio della stazione. Geniale ma tutt’altro che socievole, Maria mette in discussione gli obiettivi e le certezze del suo mentore.
In questa base sperduta, la scienza si intreccia con le relazioni umane. Le menti più brillanti si confrontano non solo con l’ignoto dell’Antartide, ma anche con le complessità dei legami, dei conflitti e della convivenza in isolamento.
Tra osservazioni, esperimenti e tensioni personali, ogni giorno diventa una ricerca che va oltre il sapere, fino al cuore stesso dell’umanità.
Questo è ANTARTICA – QUASI UNA FIABA di Lucia Calamaro dal 7 maggio al cinema con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè.
«L’idea del film è arrivata dopo un viaggio in Siberia, durante il quale avevo visto le case, i palazzi, i cinema costruiti sul permafrost, affondare – ha detto la regista –.
Uno spettacolo così insolito che mi ha spinto a una riflessione: anche il ghiaccio eterno si stava trasformando in precario e così le strutture umane affondavano su quella che prima, per milioni di anni, era stata considerata terra-ferma ed ora era tornata ad essere, a causa del riscaldamento clima, ghiaccio resistente.
Alla base della realizzazione del film, c’è il desiderio di raccontare una speranza: una speranza di eternità che viene dallo scioglimento del Permafrost. Da un male, un bene».




































