TOMMASO BASILI ne “La dolce villa”: «E’ uno sguardo su come potrebbe essere l’Italia»


Nell’immaginario borgo toscano di Montezara, Olivia, una ventenne americana trasferitasi in Italia, compra al simbolico prezzo di un euro una vecchia villa abbandonata.
L’iniziativa, nata da un progetto del sindaco per ripopolare il paese, non piace affatto a suo padre Eric Field, un imprenditore che dall’Ohio decide di raggiungere la figlia per cercare di farle cambiare idea.
Arrivato a Montezara, Eric si lascerà trasportare dal progetto di ristrutturazione della villa, aiutato anche dallo sbocciare dei sentimenti nei confronti di Francesca, il sindaco della città.
Questo e molto altro è “La dolce villa“, film girato nella splendida Val d’Orcia in Toscana con Scott Foley, Maia Reficco, Violante Placido, Giuseppe Futia e Jenny De Nucci dal 13 febbraio su Netflix. Nel cast troviamo anche Tommaso Basili, un attore che il pubblico conosce.
Nato in Sardegna da padre marchigiano e madre italo-francese, per poi spostarsi tra Milano, la Francia, gli Stati Uniti e la Spagna, l’abbiamo visto, in questi ultimi anni interpretare, Gianni Agnelli nell’ultimo film di Michael Mann “Ferrari” con Adam Driver e Penelope Cruz.
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Tommaso, partiamo da “La dolce villa”. Cosa ti ha portato ad accettare?
Sono un attore a metà strada, anche se in questo mestiere non c’è mai una fine. Ogni progetto proposto è lavoro. La commedia è sempre temuta sempre perché non è nelle mie corde eppure questo film mi ha convinto da subito. E’ il personaggio che deve essere commedia qui in Italia e non le circostanze. E’ stato un progetto non facile per me ma ho detto sì.
Tu sei Bernardo. Come lo descriveresti?
E’ la nota stonata dell’orchestra. E’ un uomo geloso, territoriale e goffo nei sentimenti; è un quarantenne provinciale molto insicuro e non risolto, è tutto il contrario di tutto, sarebbe potuto essere ma non è stato.
E’ sicuramente una commedia romantica, ma soprattutto è un film offre una visione dell’Italia filtrata dall’ottica americana, enfatizzando lo stile di vita idilliaco e le bellezze paesaggistiche. Sei d’accordo?
Sì, è un film disneyano in cui tutto è molto positivo. E’ una rappresentazione, uno sguardo su come potrebbe essere l’Italia vista dagli americani.
Ti abbiamo visto anche in “Ferrari”. Cosa ti ha lasciato quel film?
E’ stato un confronto con dei mostri sacri del cinema internazionale. Sono rimasto colpito dal regista “la Hollywood di nicchia”, molto attento ad ogni singolo dettaglio, un perfezionista assoluto, un uomo gentile e molto presente. Mi è piaciuto osservarli, anche nelle loro difficoltà sul set.
Com’era il tuo Gianni Agnelli?
Ho letto e visto di lui il più possibile. Ho cercato di portarne una rappresentazione, nonostante la mia poco presenza nel film. Ho tentato di far rivivere il suo uso dello spazio e del tempo, il tutto con eleganza e calma.
Tu e la recitazione: com’è nato questo legame?
Ho fatto un giro piuttosto largo. Ho sempre subito il fascino del cinema e dell’audiovisivo. Ho fatto tanti mestieri ma poi ho capito solo con la recitazione sarei riuscito ad esprimermi pienamente. Ho poi studiato tanto a Milano, New York e non solo.
Essere attore significa?
Avere il permesso di dire bugie e di giocare con lati umani lontani da me. Mi piace raccontare storie. La curiosità è fondamentale. Essere attori è un gioco molto serio.
Italia, Sardegna in particolare è il luogo della tua nascita. Cosa porti con te di questa terra?
E’ un punto di partenza e di ritorno, non posso fare a meno di lei. Tutto è cominciato da qui. E’ ricchezza assoluta.
Nuovi progetti?
Ha irato la serie tv “Karen Pirie”, second season, un bel progetto che ha vinto il BAFTA lo scorso anno e ottenuto varie altre nomination, girato tra la Scozia e Malta. Ho anche girato da protagonista per Martin Scorsese, una serie tv prodotta, co-diretta e presentata da lui dal titolo “The Saints” che è disponibile su Fox Nation negli Stati Uniti da metà Novembre e presto in Itala.



































