Anita Zagaria in “Brennero”: «La nostra è una serie tv raffinata ed elegante»


Coprodotta da Rai Fiction-Cross Productions con il sostegno di IDM-Film Commission Südtirol, “Brennero” è la fiction che ha debuttato lunedì 16 settembre, convincendo sia il pubblico di Rai 1 sia la critica.
Diretta dal duo Marengo e Bonito, la serie tv vede protagonisti una PM e un ispettore di polizia alle prese con gli omicidi commessi dal “Mostro di Bolzano”.
In un cast assolutamente perfetto, troviamo anche Anita Zagaria, attrice ben nota al pubblico e oramai nel cuori di molti per i suoi ruoli indimenticabili.
Stiamo parlando di un’attrice che, grazie anche alla sua laurea in lingue, ha avuto l’opportunità di lavorare all’estero lasciando il suo personalissimo segno nei set internazionali.
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Anita, partiamo da “Brennero”. Cosa ti ha portato a dire sì a questo progetto?
Il mio è un personaggio dai risvolti interessanti, non comuni e spero di aver reso quell’ombra di ambiguità che lo contraddistingue, è diverso dagli altri. Normalmente, per il piacere di fare questo mestiere accetto quasi sempre, salvo che i personaggi che mi vengano proposti non siano senza nulla da dire, vuoti.
Questa è una serie tv che ha unito telespettatori e critica. Perché, secondo te?
E’ una fiction diversa, elegante e raffinata, quasi nordeuropea. E’ un giallo inusuale con omicidi che riguardano il passato. E’ una storia originale, diversa con una luce cupa.
Nella serie tv, sei Luisa Lopez. Come la descriveresti?
E’ una donna di potere e, come tale, è perfettamente calata nel suo ruolo. Non si può concedere emozioni di alcun tipo, salvo in qualche rara occasione che non posso ancora svelare. Crede molto nel suo lavoro che di fatto è la sua vita, non ha figli e ha una completa dedizione per il suo mestiere.
E il Mostro?
Non ha la stessa ossessione che hanno Eva e Paolo ma c’è un motivo.
In questa fiction, emerge il dualismo culturale tra Italia e Germania. Cosa possono avere in comune e cosa c’è di differente?
In comune, hanno solo il freddo secondo me. L’Italia è tutta un’altra cosa; la base culturale è totalmente diversa; di fatto chi vive in un paese di montagna non sarà mai uguale a chi vive in città.

Per quanto riguarda le serie tv straniere, in passato hai avuto la possibilità di confrontarti con la serialità internazionale. Cosa differenzia il loro modo di raccontare storie rispetto al nostro?
Mi sono confrontata abbastanza con la serialità tedesca. Tutto dipende dal taglio che si vuole dare. Se è un giallo aspro, non c’è spazio per il lato brillante; in caso contrario, emergono anche racconti di costume e società.
Il grande pubblico italiano ti ha conosciuto per il ruolo di Nilde, all’interno della storica fiction “Un medico in famiglia” a fianco di Lino Banfi e Giulio Scarpati. Cosa porti con te di quella fiction?
Il ritrovarsi ogni anno in una casa quasi da sembrare una vera famiglia. Il mio personaggio mi è sempre piaciuto, soprattutto all’inizio perché era fuori dalle righe. Ricordo le risate, la commozione e le emozioni condivise.
Sei da sempre divisa tra il cinema e il teatro ma cosa ami di più e perché?
Amo la settima arte, mi piace vederlo e il poter lavorare con attori straordinari. E’ come vivere un sogno. Non mi dispiacciono neanche le serie tv se ben raccontate.
Tu e la recitazione, com’è nato questo amore?
Da bambina facevo le imitazioni e le scenette coinvolgendo il mio fratello minore. Forse mi ci sono trovata o forse l’avevo già dentro il desiderio di portare in scena e di vestire i panni di altri. La maschera dà la possibilità di esprimere la propria arte.
Napoli, la tua città, quanto è stata rifugio agli inizi della tua carriera?
Esserci nata vuol dire essere già ricca. Lì ho fatto molto teatro ma sono diventata professionista anni dopo a Roma. Essere laureata in lingue dopo alcuni anni di insegnamento, mi ha permesso di lavorare anche all’estero.
Cosa vuol dire essere attrice nel 2024?
Oggi ci dovrebbero essere più possibilità avendo più mezzi ma purtroppo non è così. Ruoli per la mia età ce ne sono ma sono troppo pochi. Mi emoziona recitare anche perché un attore non mente mai dato che deve portare in scena l’emozione autentica.
Nuovi progetti?
Usciranno tre cortometraggi e sarò nella terza stagione de “Il commissario Ricciardi”.




































