AVATAR: FUOCO E CENERE dal 17 dicembre al cinema

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Jake Sully, Neytiri e i figli Lo’ak, Tuk e Kiri sono ancora ospiti del clan acquatico dei Metkayina, ma non c’è serenità: la morte di Neteyam pesa sui cuori di tutti.
Spider, diverso tra i Na’vi, nonostante abbia ripudiato gli esseri umani e si senta parte della famiglia, rimane il figlio naturale del Colonnello Quaritch: l’avatar di quest’ultimo è di nuovo in forma, ancora in caccia del disertore rivoluzionario Jake per conto della RDA, ma anche a suo modo affezionato a Spider, che rivorrebbe con sé, spinto da un impulso ambiguo.
Nel tentativo di proteggere la propria famiglia (nonché Spider e gli ospitali Metkayna) da ulteriori sicure incursioni, Jake decide di allontanarsi con loro. Il tragitto però riserva un traumatico imprevisto: l’impatto con lo spietato clan del fuoco, i Mangkwan, noti per crudeltà e disciplina ferrea.
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Loro capo è Varang, una Na’vi in grado di gestire le fiamme, priva di ogni senso etico, a differenza degli altri clan. Pandora cederà alla violenza, oppure vi si opporrà con tutte le forze rimaste, in nome di Eywa e della fragile speranza condivisa?
AVATAR: FUOCO E CENERE – dal 17 dicembre al cinema – è il terzo capitolo del franchise ideato da James Cameron. Diretto e co-scritto da quest’ultimo, con Rick Jaffa e Amanda Silver, il film introduce nuovi clan dei Na’vi e vede il ritorno, nel cast, di Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Kate Winslet e di gran parte degli attori del secondo film. Oona Chaplin si aggiunge al cast come new entry nel ruolo di Varang.
«Dopo l’uscita de La via dell’acqua, ho iniziato a rivalutare e modificare un po’ le cose con Avatar: Fuoco e Cenere al fine di rispondere alle esigenze del pubblico: cosa gli è piaciuto di più? Quali parti hanno suscitato maggiormente l’interesse degli spettatori? Ho persino scritto alcune scene nuove, poi siamo tornati indietro sul set e ne abbiamo modificate alcune – ha spiegato il regista – .
È stato tutto molto fluido, molto creativo, e gli attori erano sempre disponibili. Non importava ciò che stavano facendo, li chiamavo e dicevo: ‘Ehi, ho un’idea per una nuova scena’. Loro tornavano e si calavano di nuovo nei personaggi, e noi potevamo calarci in quel mondo con estrema facilità, e ci siamo divertiti tantissimo».




































