IL MAGO DEL CREMLINO – LE ORIGINI DI PUTIN di Olivier Assayas e con Jude Law dal 12 febbraio al cinema


All’inizio degli anni novanta, mentre l’Unione Sovietica si sgretola, Mosca è una città in fermento, dove all’improvviso tutto è possibile, sia per chi vuole arricchirsi che per chi è mosso da propositi più idealistici.
Tra questi ultimi c’è Vadim Baranov, giovane intellettuale che ama il teatro e la comunicazione.
L’incontro e poi la separazione con Ksenia, donna abile a sentire dove va il vento e a posizionarsi di conseguenza, lo convince però che non sarà l’arte ma la politica a definire la nuova era che sta arrivando.
Dopo aver lavorato per la TV, viene coinvolto nella scelta di un malleabile fantoccio che possa puntellare la presidenza agli sgoccioli di Boris Eltsin: si tratta del capo dell’FSB Vladimir Putin, all’inizio riluttante ma poi affascinato dal consolidamento del potere.
A garantirglielo sarà proprio Baranov, che si trasforma in superbo stratega ed eminenza grigia della nuova Russia.
Questo è IL MAGO DEL CREMLINO – LE ORIGINI DI PUTIN in uscita il 12 febbraio al cinema del regista francese Olivier Assayas e con Jude Law nei panni del presidente della Russia. Liberamente tratto dal romanzo Il Mago del Cremlino di Giuliano da Empoli, scritto dallo stesso Assayas insieme allo scrittore Emmanuel Carrère, è stato presentato in anteprima mondiale in Concorso alla 82ª edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia.
Non è un film sull’ascesa di un singolo uomo, né sulla forza con cui viene imposto il potere, né sulla reinvenzione di una nazione moderna e arcaica, ancora una volta sotto il giogo del totalitarismo.
«Radicato in eventi reali e contemporanei, è piuttosto una riflessione sulla politica moderna, o meglio, sulla cortina fumogena dietro cui oggi si nasconde: cinica, ingannevole e tossica. I potenti di oggi brandiscono strumenti di manipolazione e distorsione di massa con una precisione un tempo inimmaginabile.
In questo senso, Il Mago del Cremlino non è tanto un film politico, quanto un film sulla politica e sulla perversità dei suoi metodi, che ora ci tengono tutti in ostaggio – ha spiegato il regista -.
Credo, o forse mi illudo, che valga ancora la pena di denunciare i meccanismi interni delle menzogne e dell’oppressione. Questa convinzione è ciò che mi ha spinto ad adattare per il grande schermo il romanzo di Giuliano da Empoli.
È la testimonianza di un dramma ancora in corso sulla scena mondiale, ma visto attraverso una lente dolorosamente umana.
È la travagliata umanità del destino di Vadim Baranov che ci guida e ci turba allo stesso tempo. La sua storia d’amore con Ksenia – un’osservatrice lucida e giudice spietata delle sue manovre – rispecchia il nostro viaggio morale tra il bene e il male.
Come possiamo trovare la redenzione, nonostante tutto, come riusciamo a camminare sul filo del rasoio, colpevoli e innocenti, eppure tutti tragicamente complici?».




































