FINO ALLE MONTAGNE al cinema dal 29 maggio


Afflitto dal vuoto esistenziale della città e alla ricerca di un senso più profondo in un’epoca dominata dalla produttività e dal consumismo, il canadese Mathyas, giovane agente pubblicitario aspirante scrittore, decide di abbandonare la carriera a Montréal per affrontare un cambiamento radicale e intraprendere una nuova vita da pastore sulle montagne nel sud della Francia.
Arrivato in Provenza senza alcuna esperienza, Mathyas si scontra presto con la dura realtà del mondo pastorale, che lo costringe a mettere in discussione la visione romantica dell’ambita professione. Non conosce il mestiere e le difficoltà non tardano ad arrivare.
Mentre cerca di mettersi in regola nel paese che lo accoglie, si scontra con le usuali difficoltà burocratiche e con una realtà che non riesce a comprendere appieno.
Il lavoro del pastore è duro, la solitudine tangibile, e la morte – tra animali malati e predatori – è parte di quel mondo. A dargli una mano e un supporto sincero è Elise, una funzionaria poco convinta del proprio lavoro e affascinata dal sogno di Mathyas al punto da licenziarsi per raggiungerlo in montagna.
I due, dopo aver ottenuto l’affidamento di un gregge di pecore, partono per la transumanza, compiendo un viaggio negli incantevoli paesaggi delle Alpi dell’Alta Provenza con più di 800 ovini al seguito, dove si confronteranno con sfide e incontri che li condurranno verso un nuovo stile di vita in montagna.
Dopo essere stato presentato al Toronto International Film Festival 2024, dove ha vinto il premio per il Miglior Film Canadese, e in anteprima nazionale al 73° Trento Film Festival 2025, FINO ALLE MONTAGNE, il nuovo film della regista canadese Sophie Deraspe, sarà al cinema dal 29 maggio con Officine UBU.
Il film è liberamente ispirato al romanzo semi-autobiografico di Mathyas Lefebure intitolato “D‘où viens-tu, berger?”. Fino alle montagne è molto più di un film sulla natura. È un film sulla verità, quella personale, intima, fatta di rotture e trasformazioni.
Ma anche quella collettiva, che ci riguarda tutti: la crisi ecologica, il vuoto esistenziale delle città, la ricerca di senso in un’epoca dominata dalla produttività e dal consumo.
E’ romantico, appassionato, vitale, un’ode alla lentezza e alla bellezza della natura; è un film che smonta la nostra vita da ufficio a colpi di vento e silenzio, proponendo una fuga poetica tra sterco, neve e 800 pecore.




































