Alberto Paradossi in
Alberto Paradossi in "The Net – Gioco di Squadra"

Alberto Paradossi in “The Net – Gioco di Squadra”:  «Vedrete una serie tv cinica e agro – dolce»

Alberto Paradossi in "The Net – Gioco di Squadra"

Il Toscana Football Club, la seconda squadra della città di Firenze, ha fatto la storia raggiungendo la massima divisione calcistica partendo dalle categorie più basse.

Oggi, però, la squadra è nei guai: il tracollo finanziario e la paura di retrocedere si stanno trasformando sempre più in una terribile certezza. La famiglia Tessari, proprietaria del club in crisi, è costretta a cedere la metà della società per riuscire a salvarla.

Il nuovo partner scelto dal Presidente è un imprenditore cinese: un uomo ricco e autorevole che vede nell’operazione finanziaria un’occasione per sfruttare Firenze come brand.

La cessione della società non viene apprezzata da una potente ed influente eminenza del calcio, Maurizio Corridoni, che sia per l’affetto che prova per la squadra che per i suoi interessi personali, è disposto a tutto pur di conquistare il club calcistico.

Vincenzo Tessari, l’imbranato figlio del Presidente, dovrà darsi da fare se vuole conquistare un posto da manager nel mondo del calcio che conta e dimostrare a suo padre di esserne degno.

Non realizza che sta iniziando una battaglia contro un potente nemico come Corridoni, ma soprattutto che dovrà passare attraverso scandali aziendali, prove amorose e drammi familiari per riuscire a realizzarsi.

The Net – Gioco di Squadra” -in onda dal 20 dicembre in prima serata su Rai2 non è solamente una serie tv, ma uno dei capitoli di un progetto molto più ampio e di carattere internazionale.

Si tratta di una fiction in tre puntate che tocca un argomento ricorrente nel mondo dorato del calcio: le combine.

Oltre a Massimo Ghini, Orso Maria Guerrini, Maurizio Mattioli e Massimo Wertmuller, troviamo un sempre più bravo Alberto Paradossi (Ph. Giulia Lucarini), già ammirato sulle reti Rai per la sua interpretazione di Federico Fellini nel film tv sulla vita di Alberto Sordi.

In primavera, è tornato nei panni di Carlo Barresi, un sognatore intellettuale che sta vivendo una crisi professionale e personale, nella seconda stagione di “Guida astrologica per cuori infranti”.

Si è formato al Centro Sperimentale di Cinematografia esordendo sia sul piccolo che sul grande schermo, di pari passo alla recitazione teatrale.

Più recentemente l’abbiamo visto prendere parte al film “Hammamet” nel 2020 diretto da Gianni Amelio e nel febbraio 2021 è nel cast di Supereroi diretto da Paolo Genovese, affianco ad Alessandro Borghi e Jasmine Trinca.

 

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Alberto, cosa ti ha portato a dire sì a “The Net – Gioco di Squadra” ?

Non capita sempre di avere un bel ruolo da protagonista. Inoltre si tratta di una serie tv piuttosto cruda, cinica, dal tono agro-dolce. Tra i protagonisti sicuramente c’è il calcio ma anche le dinamiche relazionali.

Alberto Paradossi

Tu ed il calcio?

E’ uno sport che ho sempre seguito e ne sono sempre stato un tifoso. Faccio anche parte della calcistica popolare Trebesto;

qui ci sono persone dai 20 ai 35 anni di molte nazionalità e di classi sociali differenti, alcuni di queste sono rifugiati che hanno trovato in Lucca una città per ricominciare.

Nella serie tv, come descriveresti il tuo personaggio?

Estremamente solo, malinconico e non perfetto. E’ cresciuto dove non c’è stata mai comunicazione ed ecco che si sfoga facendo uso di droga.

E’ in confitto con il padre ma la passione per il calcio li tiene legati. E’ un ragazzo ingenuo e puro perché riesce a provare veri sentimenti.

Sono diverse le storie che raccontate, accomunate da un argomento ricorrente nel mondo dorato del calcio: le combine. Ci spieghi meglio?

Vengono affrontati vari aspetti, la speculazione da un lato e le combine dall’altro; emergono aspetti non positivi dello sport, considerato un ambiente malato.

Cosa speri arrivi sul piccolo schermo della fiction?

Non ci sono buoni o cattivi. Spero in una grande empatia con i personaggi.

Tu e la recitazione: quando è scoccata la scintilla?

Tutto è partito da mia mare che mi fece conoscere una sua amica che insegnava recitazione. Fino ai 20 anni non ero molto convinto ma poi ho deciso di partire per Roma e di iniziare quest’avventura.

Mi ha sempre interessato l’aspetto umano dell’attore, ovvero lo stare insieme agli altri e rispettarli.

Sei stato diretto da due grandi registi come  Gianni Amelio e Paolo Genovese, cosa ti hanno lasciato?

Con Genovese, ho lavorato solo un giorno: in una scena avevo Borghi, la Trinca e Marchioni con cui confrontarmi. Con Amelio, mi sono lasciato guidare dal suo universo.

Cosa vuol dire essere attore per te?

Ci penso spesso ma è difficile rispondere. Vuol dire intrattenere con barzellette che non fanno ridere. E’ un mestiere totalizzante e affascinante.

Nuovi progetti?

Sarò protagonista di “Zamora” di Neri Marcorè e gireremo la seconda stagione di “Studio Battaglia”.