Luca Rosini
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LUCA ROSINI, autore di “È solo acqua e vento”: «Vorrei che tutti capissimo quanto siamo simili nelle nostre diversità»

Luca Rosini

Oltre ogni limite umano, la natura ed il silenzio, il coraggio e la paura di non farcela. S’intitola “È solo acqua e vento“, il documentario diretto da Luca Rosini su Alex Bellini, esploratore e viaggiatore.

Le gesta del 44enne lombardo sono andate in onda il 25 settembre su Rai3 e ora sono su Raiplay.

Bellini per tutta la vita ha cercato di superare i limiti che la natura ha imposto, attraversando mari e oceani con un barca a remi di 6 metri senza assistenza, correndo 5400 km da Los Angeles a New York due maratone al giorno per 70 giorni; é stato il primo ad attraversare il più grande ghiacciaio d’Europa in inverno.

Anche questa volta, come sempre, Luca Rosini conduce lo spettatore con dolce fermezza in un viaggio non solo orizzontale ma soprattutto verticale dentro l’interiorità della realtà che racconta.

Originario di Bentivoglio ma cresciuto a Bologna, da sempre ha avuto il sogno di raccontare per immagini, in movimento e non solo, ciò che ci circonda realizzando docufilm ed inchieste che gli sono valsi diversi riconoscimenti da un pubblico catturato dalle storie che ha sempre raccontato con uno sguardo emozionale che l’ha sempre contraddistinto.

Ne abbiamo parlato con lui.

 

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Luca, partiamo dalla tua ultima fatica. Cosa ti ha spinto a raccontare Alex Bellini?

Sono stato chiamato da Rai Documentari che mi ha proposto di raccontare questa storia. In precedenza, avevo già raccontato di  uomini straordinari e delle loro imprese estreme.

Portare sullo schermo la storia di Alex Bellini è stato un compimento di queste mie fatiche; il noto esploratore aveva già scritto un libro in cui descriveva i nodi che l’hanno bloccato nelle sue imprese, la sua continua ricerca di risposte e la tenacia a non mollare.

“È solo acqua e vento”è un vero e proprio sguardo sul mondo, ma com’è lo sguardo di  Alex Bellini?

Alex attraversa l’esteriorità, la natura ed il mondo ma è alla ricerca di risposte interiori che riuscirà a trovare solo viaggiando e mettendosi costantemente alla prova. Ha bisogno dell’esterno per guardarsi e per trovare se stesso.

Compiendo questi viaggi incredibili e superando i propri limiti, comprende quanto siano simili gli esseri umani.

Per quali motivi hai deciso di dare questo titolo?

E’ scritto nella barca con cui attraversa l’Atlantico; serve per ricordarsi delle ore infinite trascorse tra acqua e vento.

Recentemente hai anche realizzato “Pandemic. Il mondo ai tempi del Covid”. Com’era (com’è quel) mondo?

Si tratta di un periodo storico di forte disumanizzazione in cui le relazioni umano erano totalmente sospese. Con questo docufilm, ho cercato di raccontare la grande resistenza che gli esseri umani hanno avuto in questa condizione di vita estrema.

Ha vinto la solidarietà, l’uno con l’altro con un servizio sanitario che non ha abbandonato.

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E prima del Covid 19 il mondo com’era?

Qualche cambiamento post pandemia c’è stato ma non più di tanto. L’uomo tende sempre a dimenticare situazioni di dolore, preferisce lasciare tutto nell’oblio, anche se non sempre la dimenticanza è qualcosa di positivo.

Tutto è iniziato facendo foto e girando brevi video nella tua Bologna, giusto?

Assolutamente. A 16 anni facevo parte di radio Kappa  Centrale e di un collettivo studentesco nel mio liceo: parlavamo di libertà e questa mi è rimasta dentro. Ho sempre amato la fotografia, ho infatti cominciato a raccontare il mondo per immagini e poi con la telecamera.

Quanto è importante per te la curiosità? Cosa rappresenta?

E’ fondamentale. Non esiste una curiosità assoluta ma tante curiosità diverse che portano a porre domande.

E l’emozione?

E’ alla base di tutto. Con onestà intellettuale ed entrando in stretto rapporto con la verità, si può raccontare la realtà.

“Annozero” di Michele Santoro: il pubblico ha imparato a conoscerti da quel programma televisivo. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

Devo tutto a Santoro perché mi ha insegnato a diventare un giornalista televisivo; mi ha insegnato a costruire storie legate all’attualità, ad unire l’informazione con l’emozione. La sua è stata una vera e propria scuola.

Il racconto della realtà in ogni tua fatica lavorativa, ma cosa cerchi in ogni tuo racconto?

Vorrei raccontare gli essere umani, la loro profondità ed il loro mondo; vorrei che tutti capissimo quanto siamo simili nelle nostre diversità.

Quale fine ha un giornalista, secondo te, nella vita?

La conoscenza. Fermandoci, senza andare costantemente di corsa, possiamo riuscire a trovare le risposte che cerchiamo. Dobbiamo porci sempre delle domande, non dobbiamo accontentarci.

Hai un sogno che vorresti ancora raggiungere?

Mi piacerebbe fare tanti altri documentari, raccontare tante altre realtà.

https://www.youtube.com/watch?v=nxAlQi5SiCc

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Quando la musica, il cinema, il teatro e la televisione si uniscono al giornalismo dando vita a una passione costante per l'arte, lo spettacolo è inevitabile. Dopo aver collaborato con il quotidiano Infooggi (redazione siciliana) occupandosi di criminalità organizzata, ha aperto anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Ha collaborato con i quotidiani La Nostra Voce, Resto al Sud e con il mensile IN Magazine. Attualmente collabora con il Corriere Romagna che ha sede a Rimini, con il mensile PrimaFila Magazine che si occupa di cinema e libri, ed in ultimo ma non per importanza, con Showinair.news, l'attuale Testata Giornalistica, con articoli e interviste inedite a personaggi dello spettacolo del cinema, televisione, teatro, musica e articoli di cultura.