MIRIAM DALMAZIO in Studio Battaglia su Rai1 Essere davanti alla macchina da presa è un momento molto introspettivo per me
MIRIAM DALMAZIO in Studio Battaglia su Rai1 Essere davanti alla macchina da presa è un momento molto introspettivo per me

MIRIAM DALMAZIO

“Studio Battaglia” su Rai1: «Essere davanti alla macchina da presa è un momento molto introspettivo per me»

MIRIAM DALMAZIO in Studio Battaglia su Rai1 Essere davanti alla macchina da presa è un momento molto introspettivo per me

Questa sera in prima serata su Rai1 torna uno degli studi legali più famosi di Milano nonché le vicende della famiglia Battaglia, composta da quattro donne: avvocate, madri, figlie, mogli, sorelle, alle prese ogni giorno con il lavoro che spesso si intreccia con la vita privata, rendendole protagoniste di incontri e decisioni difficili.

Questa produzione Palomar con Tempesta, in collaborazione con Rai Fiction, è l’adattamento italiano del legal dramedy di successo targato BBC “The Split“. A vestire i panni di Nina Battaglia, la sorella di mezzo, è MIRIAM DALMAZIO (Ph. Matteo Graia), attrice palermitana che conosciamo da diverso tempo: di grande sensibilità, capace di alternare registri e ruoli diversissimi tra loro conservando la stessa grazia e naturalezza che la contraddistinguono nel panorama attoriale.

Con lei abbiamo parlato proprio di “Studio Battaglia“, ma non solo; abbiamo fatto una bella chiacchierata sulle sue origini, sui suoi successi e sul perché ha deciso anni fa di intraprendere questa strada.

 

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Miriam, ti stiamo vedendo in questa nuova veste attoriale. Cosa ti ha spinto a dire di sì?

Venivo da un periodo piuttosto complesso e doloroso perché avevo perso mia sorella maggiore; l’arrivo di questa proposta è stato un momento magico, anche per il fatto che tutto ruotava intorno a tre sorelle. La sceneggiatura era ottima, il regista altrettanto e si affrontavano temi a me molto cari come la complicità, l’affetto e la solidarietà tra donne. Si trattava di una fiction molto moderna.

Sei Nina. Com’è questa giovane donna?

Posso dirti che l’ho amata sin da subito; nonostante sia quella di mezzo, in realtà sembra davvero la più giovane delle tre sorelle. E’ emotivamente bloccata ma lavorativamente piuttosto avanti. E’ in conflitto con se stessa. Ha la tempra della madre ma soffre la mancanza del padre. Fuori dall’ufficio, abusa di alcolici, odia il sentimentalismo ed è a favore di relazioni occasionali.

Quali sono i dubbi e le certezze di Nina?

E’ proprio lei stessa in dubbio: non sa come autodefinirsi perché schiacciata dalle altre donne di famiglia. Non riesce ad immaginare il suo futuro. La certezza della sua vita è sua madre che di fatto è il perno dell’intera famiglia.

Qual è per lei il significato di famiglia? Cosa vuol dire per Nina essere un avvocato?

Onestamente credo che per lei essere un avvocato non abbia un gran significato, anche se in realtà è la sua unica arma per salvarsi dalle sue fragilità. Ha preferito seguire le orme di famiglia; quest’ultima è la sua unica certezza, è unione e libertà dai pregiudizi.

MIRIAM DALMAZIO in Studio Battaglia su Rai1 Essere davanti alla macchina da presa è un momento molto introspettivo per me

C’è qualcosa che ti accomuna a Nina?

Non mi chiedo solitamente se ci siano punti in comune con i personaggio che vado ad interpretare ma stavolta sì. Mi proteggo anch’io dalle mie fragilità ma con il distacco, a differenza sua che usa il cinismo, l’ironia e l’essere snob.

Vivi a Roma ma sei palermitana, come definiresti le tue radici e la città che ti ha accolto a braccia aperte?

Amo la mia isola, tuttavia mi sono sempre sentita una nordica in Sicilia; sono piuttosto lontano da tradizioni forti: infatti non sono sposata e ho scelto di non battezzare mio figlio. Roma è immensa ma non così diversa dalla mia terra: ha un’atmosfera pazzesca, è luce e calore; inizialmente è stato difficile viverla.

Perché hai scelto di fare proprio l’attrice?

Probabilmente ho sempre voluto fare questo. Ho sempre avuto un’indole molto malinconica, motivo per cui volevo scappare da me stessa. Quando guardavo la tv o andavo al cinema, mi affascinava l’idea di poter essere un’altra persona diversa da quella che di fatto ero. Questo mestiere per me è stato terapeutico.

Cosa significa per te stare davanti alla macchina da presa?

E’ un momento molto introspettivo per me; è come se entrassi dentro di me, emozionandomi nel viaggio.

Ti abbiamo visto impersonare per il piccolo e il grande schermo ruoli molto diversi tra loro, ma cosa o chi ti porta a dire si o a dire no ad un progetto?

Apro completamente il mio istinto; leggo e, se mi provoca piacere, dico di sì. Metto la mia onestà davanti a tutto e tutti. E’ molto importante il lavoro di gruppo, motivo per cui mi informo sempre prima chi sia il resto del cast ed il regista. Per “Studio Battaglia”, ho detto subito di sì.

La parola emozione quale valore ha per te?

E’ tutto. Per accettare un progetto, cerco sempre di capire l’emozione perché senza quella non andiamo da nessuna parte.

Chi è Miriam Dalmazio oggi? La stessa di quando ha iniziato questo mestiere così dannatamente affascinante?

Forse la parte di me bambina non mi ha mai lasciato e forse non morirà mai.  Ora però ho smussato alcuni lati spigolosi del mio carattere, ho più consapevolezza e sono più temprata. Sono più aperta al mondo e mi sono arricchita rubando quanto di buono c’è negli altri.

Cosa ti piacerebbe arrivasse a chi ti vedrà in tv con “Studio Battaglia”?

L’idea di quanto l’essere umano sia resistente e resiliente, nonostante tutto.

I tuoi prossimi progetti?

Una nuova fiction di cui però ancora non posso dire nulla.