DOMENICO CENTAMORE in
DOMENICO CENTAMORE in "Màkari"

DOMENICO CENTAMORE

in “Màkari”: «In questa fiction, ho ritrovato la mia Sicilia, quella ricca di cambiamento»

DOMENICO CENTAMORE in "Màkari"

Spontaneità, una bravura che non può passare inosservata e tante, tante emozioni: questo è  Domenico Centamore (Ph. Valentina Glorioso), un grande attore che stiamo vedendo in queste settimane su Rai1 con un ruolo che oramai è entrato a far parte della nostra quotidianità.

Il noto interprete siciliano è Peppe Piccionello nella fiction “Màkari” – stasera ultima puntata – di Michele Soavi, giunta alla sua seconda stagione su Rai1 di Palomar con Claudio Gioè ed Ester Pantano.

Si tratta di un personaggio dalle mille sfaccettature e molto apprezzato dal grande pubblico. Gentilmente con lui abbiamo parlato della fiction campione di ascolti ma non solo.

 

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Domenico, partiamo dall’inizio. Perché accettare la seconda stagione?

Ho amato la prima e la seconda ancora di più. Adoro i libri di Gaetano Savatteri, la sceneggiatura era ottima e ancora una volta ho ritrovato la mia Sicilia, quella ricca di cambiamento. Avevo piacere di continuare ad essere Peppe Piccionello; ormai lui ed io siamo la stessa persona: gli voglio molto bene.

Come abbiamo lasciato  il tuo personaggio? Come lo ritroviamo?

E’ felice per aver ritrovato l’amico Saverio Lamanna, anche se è cambiato rispetto ad un tempo e di fatto è rientrato da sconfitto in terra siciliana. Ora Peppe è più maturo e ancora più presente nella vita dell’amico fraterno. Tornerà ad essere un investigatore casuale e si ritroverà a fare da ago della bilancia in più di un’occasione.

Come descriveresti il tuo personaggio?

E’ rimasto lo stesso: ciabatte infradito, pantaloncini e maglietta; è il suo modo di vestire ed  il suo modo di essere libero, una bella vittoria se pensiamo alla Sicilia come ad una terra ricca di luci ed ombre.

E’ molto legato alle tradizioni, incurante del pensiero altrui; nonostante non abbia figli, avrà un atteggiamento molto paterno ne confronti dell’amico.

Arancino, bottiglie di salsa fatte in casa, Piccionello sembra non dimenticare mai le origini. Sei d’accordo?

Assolutamente sì, è l’essenza della vita. Le radici sono fondamentali per riuscire a costruire un futuro degno di questo nome.

Assomiglio moltissimo a Peppe in questo: ho svolto diversi mestieri prima di fare l’attore, ma ho scelto di non lasciare la mia terra, di non abbandonarla.

Emerge in questa serie tv il filo conduttore dell’amicizia che lega Piccionello a Lamanna, ma anche quello che ti unisce a Claudio Gioè. Fuoriesce una verità di sguardi, di fedeltà, di protezione. E’ davvero così?

Certamente sì. Voglio molto bene a Claudio; lo sento sempre. Abbiamo partecipato insieme a diversi progetti, tra cui “I cento passi” e ci siamo sempre detti che dovevamo lavorare insieme in una commedia; quando è arrivato “Màkari” è stato la realizzazione di un sogno. Siamo complementari e ci completiamo a vicenda, esattamente come i due personaggi. E’ una persona d’oro.

Un’altra protagonista indiscussa è la Sicilia. In che modo raccontate questa terra affascinante e ricca di contraddizioni?

La Sicilia è sole, mare e montagne; è una terra magica, custode delle sue tradizioni; eppure, l’economia non riesce a sfruttare le grandi risorse che avrebbe. Questa terra è bellissima, il problema sono i siciliani: ancora non riusciamo a volerci bene come invece dovremmo.

Tu sei siciliano, di Scordia, esattamente. Cosa rappresenta questa terra per te?

E’ luce e intensità, è casa, ma è afflitta da troppi problemi. La mafia è sinonimo di ignoranza e stupidità. La cultura mafiosa – non per forza mafiosi – continua a permeare moltissime persone e non va affatto bene.

Sei un attore assai noto al pubblico, perché hai scelto questo mestiere?

Dai 13/14 anni ho cominciato a nutrire interesse per l’arte. Ricordo che quando dissi a mio padre che volevo fare l’attore lui mi disse che quest’ossessione mi sarebbe passata; la vedeva come una malattia.

In realtà, è stata una passione che è diventata sempre più ardente. Sono un autodidatta e devo dire Grazie a Marco Tullio Giordana che ha creduto in me e mi ha voluto nel suo film su Peppino Impastato; da quel momento non mi sono più fermato.

Ti abbiamo infatti imparato a conoscere ne “I cento passi”. Cos’ha significato far parte di quel film?

Tantissimo. Questa pellicola cinematografica è tatuata sul mio cuore. E’ stato il mio primo grande ruolo. E’ un inno ad un coraggio che non va mai dimenticato. E’ stata la realizzazione di un sogno che mi ha fatto commuovere.

Hai partecipato a tantissimi progetti, televisivi e cinematografici, ma qual è il segreto del tuo successo?

Cerco di essere me stesso sempre, sia sul set sia nella vita. Spero che arrivi questo al grande pubblico. Il talento è fatto di passione, umiltà e coraggio; senza queste tre componenti l’arte non esisterebbe.

La parola emozione per te cosa significa?

E’ essenziale. Ancora oggi, dopo 21 anni, al primo ciak mi emoziono e il cuore batte sempre molto forte. Se un interprete non si emozionasse, non riuscirebbe nemmeno a trasferire questo stato d’animo a chi è in ascolto.

Nuovi progetti?

Ad aprile inizio le riprese della seconda stagione di “Incastrati” di Ficarra e Picone per Netflix.