JUJU DI DOMENICO in
JUJU DI DOMENICO in "Ero in guerra ma non lo sapevo"

JUJU DI DOMENICO

“Ero in guerra ma non lo sapevo”

JUJU DI DOMENICO in "Ero in guerra ma non lo sapevo"

Gennaio 1979. Il gioielliere Pierluigi Torrigiani sta cenando al ristorante quando nel locale irrompono alcuni malviventi per rapinare i commensali. Torregiani vede uno di loro minacciare sua figlia Marisa puntandole addosso una pistola ed estrae l’arma che anche lui porta al fianco.

Nella sparatoria cadono a terra morti e feriti, e per il gioielliere inizia una discesa agli inferi: nel giro di due settimane entra nel mirino dei P.A.C. in quanto “giustiziere borghese e fascista”, e dunque simbolo di una classe socioeconomica da defenestrare.

Da quel momento comincia per lui una battaglia in cui l’uomo rifiuta la protezione della polizia e della scorta in nome della libertà di poter continuare a vivere la sua solita vita senza impedimenti.

“Ero in guerra ma non lo sapevo”, dopo essere stato al cinema 24, 25 e 26 gennaio 2022 con protagonisti Laura Chiatti e Francesco Montanari, lo vedremo in prima serata su Rai1 il 16 febbraio.

Tra gli interpreti troviamo anche Juju di Domenico (PH. Paolo Stucchi) che abbiamo già avuto modo di conoscere; vestirà i panni di Marisa, figlia del gioielliere milanese, ucciso nel 1979 in un agguato dai Proletari Armati per il Comunismo. Ne abbiamo parlato con lei.

 

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Juju, partiamo dall’inizio. Cosa ti ha spinto ad accettare di far parte di quest’impegnativo progetto?

Ho sempre voluto partecipare a un progetto che raccontasse un avvenimento realmente accaduto.

In più, credo che questo film in particolare, oltre a raccontare un contesto storico importante, guardi anche all’aspetto più intimo e familiare di qualcuno vissuto in quegli anni. Non un qualcuno qualsiasi ma un emblema, un simbolo di quell’era.

Tu conoscevi la storia di Pierluigi Torregiani?

No, non la conoscevo ma parlando con i miei familiari ho scoperto che questa storia è stata molto importante all’epoca. Mi sono quindi subito documentata leggendo, guardando interviste e sentendo storie, per inquadrare meglio il contesto storico e in particolare la storia della famiglia Torregiani.

Che idea ti sei fatta di lui?

Per lavorare sui personaggi ci siamo fatti ispirare dalla storia, non abbiamo cercato di dare una riproduzione alla lettera della famiglia Torregiani, non sarebbe stato giusto.

Quindi il Torregiani che io ho conosciuto, è sicuramente un uomo diverso da quello realmente esistito, ma non per questo meno vero.

Anzi trovo molto delicato e onesto l’equilibrio tra le diverse parti della personalità di questo personaggio: un uomo sicuro di sé, forse troppo testardo, ma allo stesso tempo fragile e vittima del suo tempo.

E di quel periodo storico?

È un’epoca che conosco poco, non avendola vissuta. Conosco i racconti delle persone a me vicine, i documentari, gli articoli.

Sicuramente questo film è stato molto importante per entrare nel vivo di questa storia e invito, soprattutto le generazioni più vicine a me, i più giovani, a guardarlo perché racconta un pezzo di storia importante.

Qual è stato il momento più emozionante girato?

E’ stato quando abbiamo girato l’ultima scena del film che coincideva anche con la fine del set, quindi sicuramente ci sono stati più elementi a rendere quel momento più speciale.

Cosa ti auguri arrivi al pubblico televisivo di questo film?

Spero che arrivi un punto di vista diverso, più intimo, che mostri anche le contraddizioni che ogni essere umano porta con sé. Pierluigi Torregiani non è stato solo una vittima, un uomo non è mai una cosa sola.

Nuovi progetti?

Ho iniziato da poco le riprese per una nuova serie televisiva con un cast internazionale. Al momento non posso ancora svelare niente, ma spero di potervene parlare al più presto.