Quella che viene raccontata è una storia eccessiva e insieme comune: una di quelle giornate che possono capitare a chiunque, in cui il lavoro, la vita privata e i guai quotidiani assediano e opprimono una persona (che decide di rispondere in un modo molto poco comune). E’ su MioCinema “Nel bagno delle donne”, il debutto al lungometraggio di Marco Castaldi tratto dal romanzo “Se son rose’ di Massimo Vitali. Una commedia surreale, corrosiva e brillante con un cast di interpreti apprezzati e amati dal pubblico di grande e piccolo schermo, a cominciare dal protagonista Luca Vecchi (“The Pills 2”), da Daphne Scoccia, Francesca Reggiani, Paolo Triestino, Andrea Delogu, Francesco Apolloni e Nino Frassica. A vestire i panni della moglie del protagonista è un’intensa Stella Egitto (foto di Maddalena Petrosino). L’oramai nota interprete è una siciliana di Messina che, dopo il diploma, ha voluto tentare il grande salto e spostarsi a Roma per studiare all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico. Un azzardo che si è rivelato vincente. Ne abbiamo parlato con lei.

Stella, ti stiamo vedendo “Nel bagno delle donne”, cosa ti ha spinto a dire sì a questo progetto?

“E’ un film che mi ha subito colpito dalla prima lettura della sceneggiatura perché irriverente e politicamente scorretto. Cerca di raccontare uno spaccato di vita, di 30enni di oggi e del difficile mondo del lavoro, il tutto in una narrazione piuttosto insolita, libera. E’ stato molto emozionante”.

Quale significato ha essere diretti da Marco Castaldi nella sua prima regia per un lungometraggio?

“Sono sempre stata una fan delle opere prime. Ho sempre riscontrato in chi si cimenta per la prima volta l’urgenza di raccontare. Esattamente come me 10 anni fa quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo mondo. E’ sbalorditivo, talentuoso, diplomatico, chiaro, sicuro di sé e capace di raccontare. Mi sono completamente affidata a lui e ho fatto bene”.

Ci racconti del tuo personaggio?

“Anna l’ho amata tantissimo. E’ combattiva, realizzata dal punto di vista professionale nello studio di architetti dove lavora, è molto paziente ed è un ingranaggio perfetto. E’ speculare al personaggio di Giacomo, in quanto il senso di disagio, di pressione e di stress di lui appartiene anche a lei. Ha la mania del controllo e si sforza nel tenere tutto sotto controllo”.

La cultura delle “scorciatoie” è alla base del malcostume del nostro Paese ed è proprio in questo universo che in un certo senso si inserisce la storia che andate a raccontare. In che modo?

“Potrei usare quest’immagine: pesci che cercano una via di fuga dal loro habitat, ovvero l’acqua, perché è inquinato. La forte pressione porta Giacomo a essere sfiduciato, demoralizzato e a scappare. Anche oggi purtroppo i giovani e non solo si ritrovano frustati, con i sogni frantumati e le aspettative deluse”.

Quali sono i pro e i contro delle scorciatoie?

“Ci sono nel mio mondo e anche in tutti gli altri. Fortunatamente io non ho mai preso nessuna scorciatoia, non ho mai ceduto ad alcun tipo di compromesso. Il mio non è un mestiere in cui si improvvisa. Il talento è uno strumento e va affilato il più possibile. Sono riuscita ad entrare alla Silvio D’Amico senza la parola di nessuno e ne vado fiera. Mi rispecchio in ogni scelta che ho fatto. Non ho accettato corsie preferenziali. Facendo così sicuramente mi sarò persa  per strada qualcosa, ma la mia decisione mi permette di addormentarmi serena alla sera. Bisogna continuare ad esistere, sempre, e chi scegli scorciatoie non ha valore”.

Sei un’attrice molto richiesta, ma per quali motivi hai deciso di intraprendere questo tipo di carriera?

“Mi sono innamorata della drammaturgia al liceo. Vengo da una famiglia borghese normalissima. Non sono figlia d’arte. Attraverso la scrittura, essere attrice può diventare realtà. Vuol dire non morire mai e vivere mille vite perché una sola non basta”.

Calcare il palcoscenico o recitare in un film è un po’ il sogno di giovani e meno giovani, ma come si diventa, in pratica, attori in Italia?

“E’ il sogno di tutti e questo mi dispiace perché non è giusto. Vestire i panni di altri vuol dire assumersi la responsabilità di raccontare storie, ma non la propria”.

Cosa significa essere un’attrice per te?

“Trovare punti di congiunzione tra me e la scrittura. E’ uno strumento per raccontare storie”.

Il tuo debutto avviene nel 2009 con la pellicola “Sulla strada di casa” in cui reciti al fianco di Donatella Finocchiaro. Cosa ricordi di quell’esperienza?

“Venivo dal teatro, per me era tutto nuovo e molto emozionante”.

La tua bellezza non passa certo inosservata, ma cosa rappresenta per te? E’ stata un aiuto o un ostacolo per la tua carriera da attrice?

“Se è d’aiuto è anche un ostacolo. Non mi sono mai sentita una bella oggettiva. Sono irregolare e le mie irregolarità mi rendono bella”.

Come stai vivendo questo difficile periodo storico?

“Durante il primo lockdown ero molto concentrata, ho letto e studiato, cercando di ascoltare l’energia circostante da perfetta sobria. In questa seconda fase sono molto più confusa, non so a chi e a cosa credere, ma voglio avere fiducia che esista una luce in fondo al tunnel”.

I tuoi prossimi progetti?

Mi vedrete in una serie tv per Mediaset di Giulio Manfredonia “Buongiorno mamma” e  in un film per Netflix di Roberto Capucci “Mio fratello mia sorella”.

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Quando la musica, il cinema, il teatro e la televisione si uniscono al giornalismo dando vita a una passione costante per l'arte, lo spettacolo è inevitabile. Dopo aver collaborato con il quotidiano Infooggi (redazione siciliana) occupandosi di criminalità organizzata, ha aperto anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Ha collaborato con i quotidiani La Nostra Voce, Resto al Sud e con il mensile IN Magazine. Attualmente collabora con il Corriere Romagna che ha sede a Rimini, con il mensile PrimaFila Magazine che si occupa di cinema e libri, ed in ultimo ma non per importanza, con Showinair.news, l'attuale Testata Giornalistica, con articoli e interviste inedite a personaggi dello spettacolo del cinema, televisione, teatro, musica e articoli di cultura.